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Impactotraining

La fatica è un fattore mentale?

Un’affascinante ricerca dimostra che l’affaticamento nelle prove di resistenza non è niente altro che gettare la spugna.

LO STUDIO

Il design dello studio era semplice, ma i risultati profondi. Samuele Marcora, un italiano fisiologo dell’esercizio  presso la Bangor University in Galles (che ho avuto il piacere di ascoltare  in una conferenza qui a Roma)  e il suo collega Walter Staiano, hanno portato 10 atleti maschi nel loro laboratorio e gli hanno proposto di eseguire un protocollo di esercizio . Ognuno ha pedalato su un cicloergometro al massimo delle proprie possibilità per 5 secondi (un test di potenza massima di pedalata volontaria, MVCP maximal voluntary cycling power) ed è stata poi misurata la potenza sviluppata. Successivamente i soggetti hanno pedalato sulle stesse bici per più tempo possibile ad una potenza fissa che corrispondeva al 90% del loro VO2max (o massima potenza aerobica)

Immediatamente dopo aver completato tale attività  fino a che la potenza prefissata non poteva più essere sostenuta, ( cioè quando hanno gettato la spugna, in media circa dopo  12 minuti), ogni soggetto ha ripetuto il primo test di potenza massima (MVCP) , senza possbilità di recupero tra uno e l’altro.

 

I RISULTATI

Marcora e Staiano hanno appurato che, in media, la potenza generata nel secondo MVCP test di 5 secondi, eseguito quando i soggetti erano esausti, era più o meno inferiore del 30% rispetto alla potenza generata nel primo MVCP test, eseguito quando gli stessi soggetti erano freschi. Allo stesso tempo però la potenza generata nel secondo MVCP test risultava essere più o meno 3 volte maggiore della potenza che ogni soggetto doveva mantenere nella pedalata fino allo sfinimento.

COME è POSSIBILE TUTTO CIO’?

Questo è il punto cruciale: come è possibile tutto ciò?

Se i soggetti hanno pedalato a circa 242 watt fino a che non riuscivano più neanche a completare una pedalata in più a quel livello, (era un test di sfinimento)  come potevano essere in grado di pedalare a 731 watt immediatamente dopo?

La percezione dello sforzo è solamente un fatto mentale?

La risposta di Marcora e Staiano a questa domanda non può essere più semplice, ma comunque smonta completamente il concetto di affaticamento nella resistenza in cui molti di noi credono. In un saggio sul loro studio pubblicato su European Journal of Applied Physiology, hanno scritto:

“è generalmente riconosciuto che lo sfinimento durante un esercizio aerobico ad alta intensità interviene quando i soggetti affaticati non sono più in grado di generare la potenza richiesta dall’esercizio nonostante il loro massimo sforzo volontario…per la prima volta abbiamo dimostrato che non è così…se i nostri soggetti erano in grado di produrre volontariamente 731 watt per 5 secondi immediatamente dopo lo sfinimento, gli stessi dovevano essere fisiologicamente in grado di produrre 242 watt per molto più a lungo. La spiegazione più plausibile per l’alto MVCP prodotto immediatamente dopo lo sfinimento è psicologica. I soggetti erano consapevoli che il test MVCP finale sarebbe durato solamente 5 secondi, e tale consapevolezza li ha motivati a compiere un ulteriore sforzo rispetto ad un test di sfinimento dalla durata più lunga e comunque sconosciuta.”

CONCLUSIONE

Per quanto questa sia una spiegazione intuitivamente ragionevole, essa è scientificamente rivoluzionaria dal momento che presuppone che la vera causa dello sfinimento nella resistenza è la percezione dello sforzo (cioè sofferenza psicologica), mentre al contrario nella fisiologia dell’esercizio fisico non si è mai stabilito un nesso causale tra le percezioni e lo sfinimento.

Marcorà ha condotto ancora altre ricerche e, ancora più interessante,  anche delle proposte di allenamento mentale. La cosa divertente è che si tratta in pratica di videogiochi studiati appositamente per migliorare la prestazione fisica.

 

Fabio Inka

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